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“Quante esperienze mi vengono sottratte, quanti gesti, quanti messaggi, quanti piccoli, preziosi segnali della sua crescita mi sfuggono?
Crescerà bene anche senza di me, senza avermi sempre vicino?
O ne risentirà più avanti negli anni?” e poi ancora “a chi posso affidare il mio bambino, di chi mi posso fidare?”
Sono queste e molte altre le domande che accompagnano un genitore nel momento delle prime separazioni dal proprio bimbo. Soprattutto se “nuovi genitori”.
Diventa importante riflettere e interpretare questo momento di distacco come una fase fondamentale di sviluppo e di crescita di entrambi gli attori: adulto-bambino.
Ogni evento di separazione nella vita dell’individuo può essere considerato anche come una possibilità di maturazione personale.

 

L’importanza dell’altro

Sul rapporto madre-bambino esistono varie ricerche che si svolgono ormai da lungo tempo con maggiori approfondimenti in opere e saggi.
Molti ricercatori hanno sottolineato l'importanza della coppia madre-bambino, rilevando come il bambino abbia bisogno assoluto di ricevere fondamentali elementi dalla madre durante lo svolgimento del suo sviluppo, nei periodi relativi alla prima e seconda infanzia (primo anno e secondo-terzo anno), allo scopo che questo rapporto divenga base e punto di riferimento per il futuro equilibrio del bambino. Allo stesso tempo diventa fondamentale che questo legame nella sua crescita e duttilità si possa allargare all'altro e con l'altro fino a raggiungere ogni componente del gruppo familiare.
A partire dal primo rapporto madre bambino, si svolgono e gradatamente si aggiungono tutti gli altri: padre, fratelli, sorelle, nonni, amici, maestri, mondo.

Nei bambini si può osservare una reazione di spavento che essi spesso manifestano quando sono separati dalle persone di riferimento. L’ansia di separazione è un fenomeno legato ai vissuti delle relazioni con la figura d’attaccamento.
Il processo di superamento dell’ansia di separazione è inserito nel percorso evolutivo dell’individuo e porta alla percezione di se stesso come diverso dall’altro. È un momento cruciale dove il bimbo si differenzia dal genitore e inizia a trovare una sua identità.
In questo senso l'ansia da separazione diventa una componente naturale del processo di crescita, che si supera con il progredire dei processi cognitivi e della sicurezza emozionale.
Normalmente compare nella seconda metà del primo anno di vita, raggiunge il massimo verso i 14-20 mesi e gradualmente diventa meno frequente e meno intensa durante l'infanzia e il periodo prescolare (Kagan, 1983).

Diventa importante riuscire a vedere questo momento di distacco come funzionale allo sviluppo del bambino, cercando di accompagnare il proprio bambino verso il mondo esterno, dandogli la certezza di un ritorno in una casa accogliente.
Esiste una spinta non solo psichica, ma biologica verso una sempre maggior autonomia che è sostenuta dalla stessa crescita fisica del bambino. I primi passi possono essere un esempio del bisogno del bambino di “allontanarsi”. Si assisterà a un via e vai, dove il bambino sperimenterà la lontananza e il ritorno. Il bambino affronterà qualcosa di nuovo, un distacco.
La corsa del bambino verso l’autonomia è altalenante. La sua spinta ad allontanarsi è spesso seguita dalla paura del distacco, dal bisogno di rassicurazione affettiva e poi via di nuovo verso nuove esperienze. Sarà in quest’ottica che potremo come genitori affrontare il momento del distacco senza aggiungere ansie o preoccupazioni, leggere gli ulteriori allontanamenti senza senso di colpa, i ricongiungimenti difficili dopo una giornata di lavoro. Tenendo sempre presente il bisogno evolutivo del bambino, di conoscere altro e sperimentarsi in relazioni nuove.

 

A cura delle psicologhe dell’età evolutiva
Valentina Cossutta
Chiara Liberatore

29 maggio 2008

 

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