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Cos’è l’asilo nido

Cos’è questo luogo dove lascio mio figlio per tutto il giorno? Dove trovo delle seggioline piccoline e le pareti color pastello? Molti “adulti” non riconoscono questo luogo dove i più piccoli fanno da padroni, dove i loro bisogni ed esigenze sono messe al primo posto. Quante volte si sente parlare di materna e asilo come se fossero la stessa cosa?
L’asilo nido è un servizio educativo e sociale che favorisce, in collaborazione con la famiglia, l’armonico sviluppo della personalità del bambino, promuovendone l’autonomia e la socializzazione.
È un contesto socio-educativo, un luogo di allevamento e di vita dove i bambini fanno delle esperienze educative e i genitori trovano soluzioni di cura e di supporto, oltre che una condivisione della responsabilità educativa.
È un luogo in continuo sviluppo e cambiamento.
La cultura pedagogica odierna si basa sul principio della diversità di ciascuno e mira alla valorizzazione della specificità, dei bisogni e dei percorsi di apprendimento dei singoli bambini.
È un’occasione straordinaria sia per il bambino sia per la sua famiglia.
Tra le varie funzioni del nido è importante sottolineare quella sociale, che media le possibili difficoltà relazionali, che supporta la famiglia nella problematicità del vivere quotidiano, che è di riferimento alla madre, anche contenendone e sostenendone le fatiche e i dubbi.
“Il bambino per crescere ha bisogno di un certo livello di frustrazione, ha cioè bisogno di potersi emancipare dal rapporto simbiotico con la madre” (Winnicott); questa funzione di polo esterno alla relazione madre-bambino viene svolto solitamente dal padre. L’asilo nido può fungere da alternativa organizzata, come proposta valida che come genitore offriamo allo sviluppo del nostro bambino.

 

Come è organizzato e cosa si fa

Come funziona? Cosa succede? Ma si annoierà? Queste e mille altre sono le domande che ogni genitore si pone prima di iscrivere il proprio piccolo in un asilo nido., domande lecite e importanti, segnale di un reale investimento e attaccamento.
All’asilo nido incontreremo persone professionalmente formate che risponderanno e accoglieranno ogni nostro dubbio e incertezza. Le educatrici sono a completa disposizione dei piccoli, sia per garantire la sicurezza e le cure necessarie, sia per allestire e organizzare occasioni ludiche.
I bambini all’asilo nido vengono divisi in base all’età in lattanti, semi-divezzi o mezzani e divezzi o grandi.
Ogni asilo ha una sua programmazione educativa, che oltre ai momenti di routine, prevede attività strutturate e il gioco libero. Le attività strutturate comprendono le manipolazioni, i giochi euristici, il gioco simbolico, le attività grafo-pittoriche, musicali, linguistico-cognitive e le attività di psicomotricità.
Nel nido il bambino ha la possibilità di giocare con attrezzi e giocattoli di dimensioni molto maggiori di quelli che gli spazi domestici consentono, arricchendo così la sua abilità motoria e le sue esperienze con materiali e oggetti diversi. Inoltre offre la possibilità di interagire con i coetanei… è qui che nascono le prime amicizie, insieme ai primi giochi di gruppo…. ma anche le prime passioni, le confidenze, complicità, conflitti e gelosie, litigi e grandi riappacificazioni.
Il nido è uno spazio di gioco potenzialmente ricco e stimolante, di amore, di condivisione e soprattutto di crescita.

 

I primi giorni al nido: l'inserimento

L’inserimento del bambino al nido è il primo passo in un’esperienza educativa che si svolgerà al di fuori del contesto familiare, è un processo di familiarizzazione con altri interlocutori, sia adulti sia bambini, e permette un allentamento della relazione diadica con la madre.
Nei primi anni di vita il sistema motivazionale centrale è costituito dal legame di attaccamento alle figure familiari di accudimento. L’interiorizzazione di questi legami consente al bambino di sentirsi sicuro anche durante l’assenza delle figure familiari e gli permette di formarsi, nell’attesa, la fiduciosa speranza del loro ritorno. Nel corso del ciclo di vita questo bisogno di sicurezza resta centrale, ma si declina in modo più articolato.
L’asilo nido rappresenta perciò il primo distacco del bambino dalla famiglia e presuppone la condivisione dell’allevamento, in modo non occasionale.
Il tempo di questo distacco è però un tempo pensato, progettato e flessibile che si modula sui tempi dei genitori, dei bambini e degli educatori, è un tempo negoziato.
Dopotutto la fatica e la sofferenza nel distacco appartengono alla fatica di crescere, di affrontare le novità.
La costruzione del rapporto con l’educatrice è una variabile fondamentale, la madre è più sicura se è consapevole del rapporto del figlio con l’educatrice e dell’intenzionalità e progettualità del lavoro di cura di quest’ultima.
L’inserimento al nido è un evento particolare e carico di significati che coinvolge il bambino, il genitore e l’educatrice.
Generalmente nel corso di un inserimento graduale la mamma (o un’altra figura di riferimento ) e il bambino si separano prima per poco tempo per poi aumentare gradualmente l’intervallo tra il distacco e il ricongiungimento fino al raggiungimento dell’orario completo. Al momento tanto atteso del primo ricongiungimento la mamma vive sentimenti contrastanti tra la gioia di ritrovarsi con il proprio bambino e la discordanza tra il livello delle aspettative e quello della realtà, tra l’attesa di evidenti manifestazioni di gioia da parte del bambino e i suoi comportamenti reali.
Nell’inserimento si giocano temi e relazioni complessi radicati nelle emozioni e nelle rappresentazioni di sé, del proprio essere stati bambini e figli, dell’essere genitori o di assumere funzioni genitoriali, dei significati soggettivi, culturali, etici dell’allevare e dell’educare.
Il primo ingresso al nido rappresenta un momento molto importante di ridefinizione relazionale nel quale tutti, adulti e bambini, genitori e educatori, sono coinvolti in un’esperienza molto intensa e emotivamente coinvolgente, che rappresenta un’occasione per riflettere e per imparare a comprendersi.

 

Occasione vantaggiosa o separazione traumatica?

Quante paure nascono dentro il cuore e la testa di noi genitori? mi sto separando da mio figlio? cosa farà tutto il giorno senza di me? queste paure sono valide e normali…
La separazione che avviene al nido è solo parziale e temporanea, introduce il bambino in un ambiente accogliente, accompagnato dalla mamma o da una figura familiare, gradualmente, con una, due al massimo tre educatrici di riferimento. Questi aspetti sono fondamentali per poter imparare a vivere il mondo-nido non come una reale separazione dal nucleo famigliare.
Inoltre le ricerche condotte sugli effetti del nido, in particolare sui comportamenti socio-emotivi non mostrano differenze significative tra bambini allevati in famiglia e bambini provenienti dal nido. (Bronfenbrenner, 1986, Lazar 1984).
Altre variabili significative sono il grado di gradimento che la madre prova per la scelta compiuta (che sia casalinga o lavoratrice purché soddisfatta) e la regolarità dei ritmi di vita del bambino.

La separazione parziale non è di per sé traumatica, se a essa segue un’esperienza costante di ritorno.
Quindi i bambini che provengono da ambienti abbastanza favoriti e che hanno una buona relazione con la madre traggono vantaggio su tutti i piani dalla frequenza al nido. Ovviamente le caratteristiche del bambino, l’età di ingresso al nido e il numero di ore di frequenza sono variabili importanti da considerare (Varin, 1996 ).
Le rassegne più autorevoli indicano l’importanza del coinvolgimento delle famiglie per conservare gli effetti benefici della frequenza del nido.

 

Lo stile di attaccamento… un po’ di teoria!

Secondo la teoria dell’attaccamento, il modello di attaccamento che una mamma instaura con il suo bambino è determinato da quello avuto con la propria madre.
Dallo studio delle sequenze della Strange Situation, sono stati evidenziati diversi stili di attaccamento del bambino alla madre:
- sicuro: manifesta le emozioni con chiarezza e fiducia nei confronti della mamma, esplora attivamente l’ambiente in sua presenza, utilizza gli stimoli ambientali e l’estraneo per tollerare la sua assenza, prova sollievo al ritorno della mamma;
- ansioso-ambivalente: stanno spesso attaccati alla mamma, sono ansiosi, a disagio nelle situazioni nuove, non riescono a esplorare l’ambiente e a utilizzarne gli stimoli, la presenza della madre non li solleva del tutto;
- insicuro evitante o distaccato: non sembra provare forti emozioni nell’ambiente nuovo, gioca con modalità meno sciolte, accetta con passività il contatto con l’estraneo, le emozioni sono molto controllate, quasi assenti.
Le prime relazioni d’attaccamento creano o meno fiducia nelle relazioni e si ritrovano tracce di esse in tutti i successivi legami importanti.
L’individuazione dello stile di attaccamento esistente nella coppia madre-bambino è un utile punto di partenza per riflettere sulle modalità di separazione e ricongiungimento e sulle relazioni che il bambino instaura con le altre figure di riferimento.
Per figura significativa di riferimento si intende qualcuno che il bambino conosca e riconosca, con cui abbia stabilito un rapporto comunicativo, di cui sappia prevedere i comportamenti e da cui accetti di essere accudito nei momenti si intimità fisica.
“Il bambino è in grado di adattarsi in modo plastico a diversi regimi, cioè a diversi modi di essere trattato, manipolato, alimentato, più rigidi, più elastici, più responsivi, sempre però sufficientemente stabili e coerenti da divenire prevedibili. Già a 7 o 8 mesi infatti i bambini sanno anticipare rituali tipici con una persona specifica in situazioni specifiche” (Mantovani).

A cura delle psicologhe dell�et� evolutiva
Valentina Cossutta
Chiara Liberatore

29 maggio 2008

 

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