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Quando preoccuparsi?

 
Quando preoccuparsi?

Spesso la febbre è innocua e si risolve nel giro di un paio di giorni. Ma più raramente può nascondere un problema più serio. Come individuare le situazioni a rischio? Quando la febbre diventa davvero grave?

È sempre necessario cercare di individuare la causa della febbre, spesso dovuta a un’infezione (della gola, del naso, delle orecchie, delle urine etc.), ma non sempre l’origine della febbre risulta chiara.

In linea generale si può attendere almeno 24-48 ore prima di portare il bambino dal pediatra, dando nel frattempo al bambino un farmaco per tenere bassa la temperatura corporea, se:

  • i sintomi sono lievi e poco disturbanti (es. il semplice raffreddore con starnuti)
  • il bambino ha più di un anno di età.
Tale attesa è spesso utile perché si chiarisca meglio il quadro clinico.

 Al contrario, è bene consultare urgentemente il pediatra se:

  • il bambino ha meno di tre mesi
  • è molto irritabile, piange continuamente ed è difficilmente consolabile
  • è molto sonnolento e si fa fatica a svegliarlo
  • la febbre supera 40° C misurata in sede ascellare, o 40,5° C in sede rettale
  • fa fatica a muovere la testa e il collo
  • scuote violentemente le braccia o le gambe, rigido o abbandonato (convulsioni)
  • ha macchie rosse o scure sulla pelle
  • ha più di 50 respiri al minuto (tra i 3 e i 12 mesi di vita), o più di 40 respiri al minuto (dopo i 13 mesi di vita)
  • ha un forte dolore alla pancia.

Cosa dire al pediatra al telefono?

  • l’età del bambino
  • quanta febbre ha e come è stata misurata
  • da quanti giorni ha la febbre
  • altri disturbi associati alla febbre
  • se il bambino è stato a contatto, nei giorni precedenti, con persone ammalate
  • se il bambino è stato sottoposto da poco a una vaccinazione.
È in ogni caso opportuno controllare la temperatura corporea del bambino almeno tre volte al giorno, per determinare le sue oscillazioni.

Un altro caso in cui la febbre presenta complicazioni importanti è quello delle convulsioni. Si tratta di particolari reazioni del sistema nervoso, in bambini al di sotto dei 5 anni, di fronte al rapido innalzarsi della temperatura. Si manifestano con perdita di coscienza e scosse degli arti, talvolta con uno stato di irrigidimento o di rilasciamento muscolare. In genere durano alcuni minuti seguiti da una profonda sonnolenza.

Per ridurre il rischio di convulsioni, quando la temperatura ascellare supera i 37,5°C e quella rettale i 38°C, è bene applicare spugnature di acqua tiepida su tutto il corpo del bambino e somministrargli subito il farmaco antifebbrile.

Nel caso di una crisi, è fondamentale non perdere la calma: è meglio che siano i genitori ad aiutare il bambino. Portarlo in ospedale o chiamare il pediatra fa perdere del tempo. Non bisogna scuotere il bambino, cercare di bloccarlo o schiaffeggiarlo! È importante invece distenderlo su un fianco, per evitare che aspiri muco o vomito e per impedire alla lingua di ostruire le vie aeree, liberarlo dai vestiti stretti, eliminare velocemente dalla bocca la saliva e gli eventuali residui alimentari e somministrare al più presto un clisterino di Micronoan (ripetendolo se la prima dose viene espulsa o se la crisi non finisce in 2-3 minuti).
Se il bambino ha meno di un anno di età e/o se le crisi si susseguono (anche dopo i due clisteri), portatelo all’ospedale.

a cura di Roberta Camisasca

 

 

     
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