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La parotite epidemica ("Orecchioni")

Che cos’è e qual è la causa?
  • La parotite epidemica è causata da un’infezione virale che determina tumefazione e dolore delle ghiandole salivari, principalmente le parotidi.

  • Il virus responsabile della parotite epidemica è un Paramyxovirus.

  • La parotite epidemica è endemica (ha cioè origine) nella maggior parte delle popolazioni non vaccinate; il virus si diffonde per via aerogena. È diffuso universalmente e interessa in egual misura entrambi i sessi.
    Prima dell’introduzione del vaccino il picco d'incidenza della malattia si presentava nei bambini. Nei paesi dove viene praticata la vaccinazione estensiva attualmente la maggior parte dei casi si presenta nei giovani adulti in forma epidemica, specie alla fine dell’inverno e in primavera.

Quando avviene il contagio e come si manifesta
  • Il contagio non sembra avvenire prima di 24 ore dalla tumefazione della parotide e oltre 3 giorni dopo la sua regressione.

  • Dopo l'ingresso e la sua moltiplicazione a livello delle vie respiratorie, il virus si diffonde a molti tessuti, fra cui le ghiandole salivari e altre ghiandole.

    Il periodo di incubazione varia da 14 a 24 giorni,
    con un picco di 17-18 giorni.

  • Circa il 30-40% delle infezioni sono subcliniche, cioè inapparenti. Nei bambini le manifestazioni prodromiche (che anticipano cioè la malattia manifesta) possono essere rappresentate da febbre, dolore muscolare (particolarmente del collo), emicrania e malessere.

  • L'inizio è caratterizzato solitamente da dolore e tumefazione di una o entrambe la ghiandole parotidi. La tumefazione parotidea si estende posteriormente alla mandibola per estendersi successivamente verso il basso e in avanti, raggiungendo il massimo in 1-3 giorni. Il padiglione auricolare viene dislocato verso l'alto ed esternamente dando il caratteristico aspetto del volto da cui i nomi popolari della malattia: “orecchioni” o “gattoni”. La tumefazione lentamente diminuisce in 3-7 giorni ma occasionalmente dura più a lungo. Una parotide si gonfia solitamente un giorno o due prima dell'altra, ma in circa un quarto dei casi la malattia rimane monolaterale. La zona tumefatta è dolente; il dolore è esacerbato dall’assunzione di liquidi acidi come il succo limone o l’aceto. L’arrossamento e il rigonfiamento dello sbocco del dotto salivare all’interno della guancia sono comuni. La febbre, di grado lieve, può anche essere assente. La tumefazione delle ghiandole sottomandibolari, meno dolorosa ma più duratura, si verifica frequentemente e solitamente accompagna o segue quella delle ghiandole parotidee. Nel 10-15% dei pazienti sono colpite unicamente le sottomandibolari. Meno comunemente si infettano le ghiandole sublinguali, solitamente bilateralmente; il rigonfiamento è evidente nella regione sottomentoniera e nel pavimento della bocca.

  • L'infezione conferisce solitamente immunità permanente, anche se è documentata la possibilità di reinfezioni.

La diagnosi
  • La diagnosi di parotite epidemica si basa sui segni e sui sintomi. Gli esami di laboratorio di routine non sono specifici; solitamente è presente una leucopenia (aumento del numero di globuli bianchi nel sangue) con linfocitosi relativa (nel numero dei globuli bianchi si ha prevalenza dei linfociti rispetto ai granulociti neutrofili). È comune l’aumento dell'amilasi (enzima del siero). Per la diagnosi vengono comunemente dosati nel siero gli anticorpi specifici di classe IgM e IgG. Gli anticorpi IgM sono rilevabili nei primissimi giorni della malattia e sono considerati diagnostici. Possono rimanere elevati per settimane o mesi.

  • Esistono infezioni parotidee provocate da altri virus (HIV, virus influenzale, parainfluenzale, citomegalovirus, coxsackievirus) o da batteri (stafilococco). La calcolosi salivare con ostruzione di un dotto salivare può provocare tumefazione della ghiandola e simulare una parotite epidemica. Tale sintomatologia può essere intermittente e la diagnosi (parotidite) si chiarirà negli episodi successivi. La linfadenite (infezione di un linfonodo) cervicale preauriculare può essere ben differenziata per le caratteristiche e la posizione completamente posteriore all'angolo della mandibola.

 

Le possibili complicanze
  • Non è provato che l'infezione materna sia dannosa per il feto; però l’infezione all’inizio della gravidanza aumenta la probabilità di aborto.

  • La meningoencefalite (infezione del cervello e delle meningi) è la complicanza più frequente nell'infanzia, con un’incidenza di circa 250/100.000 casi. Esiste la possibilità di un’infezione primaria dei neuroni oppure un'encefalite postinfettiva demielinizzante (che determina cioè la perdita della mielina). Dal punto di vista clinico non è possibile distinguere la meningoencefalite della parotite epidemica dalle altre forme.

  • L’orchite (infiammazione del testicolo) è comune (14-35%) in adolescenti e adulti. È bilaterale in un terzo dei casi. Solitamente si manifesta dopo una settimana dall’inizio della malattia, in modo brusco, con febbre, brividi, emicrania, nausea e dolore addominale dei quadranti inferiori. Il testicolo appare tumefatto con cute edematosa e arrossata. Può esitare in atrofia ma raramente provoca sterilità.

  • L’infezione dell’ovaio (ooforite) provoca dolore pelvico in circa il 7% delle donne in epoca postpuberale. Non è provato il danno della fertilità.

  • La partecipazione pancreatica (pancreatite) è comune, raramente in forma severa e si manifesta con dolore epigastrico, febbre, brividi, vomito e prostrazione.

  • Più raramente si possono avere altre complicanze a carico della tiroide (tiroidite), del cuore (miocardite), dell’apparato uditivo (sordità neurosensoriale), dell’occhio (neurite ottica), della ghiandola lacrimale, delle articolazioni (artrite).

Terapia di supporto e vaccinazione
  • Non esiste una terapia specifica ma solo di supporto, mediante antipiretici (paracetamolo o ibuprofene), il riposo a letto se necessario e una dieta adattata alla capacità di masticare.

  • È raccomandata la vaccinazione mediante vaccino allestito con virus vivo e attenuato da passaggi seriati in colture su uova embrionate di pollo. Il vaccino è protettivo nel 97% dei soggetti vaccinati e conferisce immunità di lunga durata.

    12-15 mesi di età
    È consigliata la vaccinazione primaria, solitamente con triplo vaccino antimorbillo-parotite epidemica-rosolia (MPR).
    4-6 anni
    Viene suggerita una seconda dose, anche come MPR, sebbene possa essere somministrata in qualunque momento durante l'infanzia.
    11-12 anni
    Si consiglia l’immunizzazione dei bambini che precedentemente non hanno ricevuto la seconda dose.

  • Controindicazioni alla vaccinazione sono l'allergia a un componente del vaccino, malattie acute febbrili, immunodeficienza (immunodeficienza primaria, neoplasie e la terapia antitumorale, terapia corticosteroidea di lunga durata, infezione da HIV).

  • Raramente la parotite e una febbre di grado lieve possono svilupparsi 10-14 giorni dopo la vaccinazione. Gli anticorpi materni sono protettivi nel bambino nei primi 6 mesi di vita.


 

     
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